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Acquacanina

-Museo della Nostra Terra
Il Museo si trova all'interno del quattrocentesco convento di Sant'Agostino e ricostituisce la vita e il lavoro dell'alta collina e montagna maceratese.
Oltre cinquemila oggetti ed attrezzi sono esposti in ambienti ricreati della casa colonica e delle botteghe artigiane (granaio, cantina, camera, scuola,sala della tessitura e della pastorizia , laboratoi del bottaio, calzolaio, facocchino...) ed inseriti in una storia sociale collettiva che asseconda i cicli della terra. E' una raccolta unica, provvista di ampia documentazione cartacea e fotografica. Il Mulino del Fiume sede distaccata del Museo, dal caratteristico edificio settecentesco con laghetto, chiusa a cascatelle, ancora funzionante nei suoi meccanismi a palmenti originari, offre una viva e commovente testimonianza dell'antica lavorazione dei farinacei.
Dal 15/7 al 31/8 dalle ore 10.00 alle ore 12.00 nel pomeriggiodalle ore 16.30 alle ore 19.00 ; gio/sab/dom dalle ore 17.00 alle ore 19.00 - chiuso dal1/9 al 14/7
Ex convento di Sant'Agostino
Indirizzo Via S. Agostino, 1
Telefono +39 0 737 518 032 (museo) - +39 0 737 512 02 (comune)
Proprietà: Comunale
-Pinacoteca Chiesa di San Giovanni
La Pinacoteca conserva alcune pale d'altare provenienti dalle chiese distrutte di Pomarolo e di S. Teodora, oltre a un ciclo di affreschi staccati dalla pieve antica di Santa Maria Assunta.
Sede della Pinacoteca è la chiesa di San Giovanni, adibita a questo uso fin dal 1985, quando l'edificio, venne riutilizzato dopo anni ed anni di abbandono ed incuria. Le prime notizie della Chiesa risalgono al 1603 quando era annessa alla Basilica Lateranense e possedeva due altari; nel 1724 vi veniva celebrata la festa di San Giovanni con rito solenne; nel 1821 fu adibita a cimitero comunale; 10 anni dopo il portale venne chiuso e spostato sul lato sud per la variazione dell'asse viario. Presenta un'ampia abside circolare, tetto a capriate e facciata in pietra locale. Tra le numerose opere che costituiscono la Pinacoteca vi sono alcune pale d'altare provenienti dalle Chiese distrutte di Pomarolo e di San Teodora; una Madonna col Bambino, Angeli e Santi di Girolamo Andrea De Magistris (att. 1529-55) e , di fondamentale importanza per lo studio della scuola pittorica camerinese alle sue origini, si segnala un ciclo d'affreschi della seconda metà del trecento, staccati dalla Pieve di Santa Maria Assunta, vanto di questa Pinacoteca.
Aperto su richiesta
Ingresso gratuito
Zona Rocca
Indirizzo Via XX Settembre
Telefono +39 0 737 518 045 (parrocchia) +39 737 51308 (responsabile)
Proprietà: Ecclesiastica

Bolognola

-Museo delle Bambole

Ci troviamo in un palazzo di ben quattro piani, di epoca medievale e con favolosi affreschi settecenteschi aggiunti in seguito, altri dettagli verranno svelati piano per piano.

PIANO TERRA
E’ il più antico e vivo dei piani, ricco di tantissime iniziative estive, qui si può ammirare l’ incredibile possanza dei muri risalenti al 400’, che hanno visto Bolognola al centro del commercio laniero d’ eccellenza. Qui c’ è la parte della mostra dedicata al recupero di vecchi arnesi,dei lavori, delle professioni e di frammenti di vita a questi collegati.(Collezione privata di M. Nunzi) Potrete trovare in oltre(in periodo estivo): - Un affascinante concorso fotografico dedicato alle fotografie che meglio ritraggono i vari aspetti della vallata del Fiastrone. - Periodiche, suggestive e stimolanti mostre di quadri (solitamente abbinate alle mostre di bambole) - Una romantica e sontuosa sfilata di abiti da sposa,perché il bianco di Bolognola non è solo quello della neve!

PRIMO PIANO
E’ il piano “High-Teck” medievale, con forno, fornelli, lavandino con scarico, rubinetto e toelette tutto a domicilio, e… tutto dell’ epoca!! Questo piano si articola in quattro parti: - la prima comprende la cucina ed il forno, a cui e stata ridata vita con una collezione di utensili da cucina che spaziano nella storia dall’ 800’ agli anni 60’, in cui la villa venne definitivamente abbandonata.(Collezione privata M.Nunzi) - La seconda è la sala delle bambole d’ Italia. Adagiate su una gigantesca cartina del “Bel Paese” Troverete più di quaranta coppie di bambole con i costumi tradizionali delle diverse regioni d’ Italia e di diversi contesti economico- sociali in ogni regione.(Collezione Privata E.Colzi) - La terza è un omaggio al passato laniero del palazzo, con due tavoli ingombri di caldi e morbidi tesori finemente lavorati; uniche nel loro genere le coperte lavorate all’ uncinetto con filo sapientemente ricavato dai collant e l’ ensamble di cappello e borsetta in buste d plastica. (Collezioni private M.Nunzi ed E. Colzi) - La quarta parte è dedicata alle mani d’ oro di una religiosa che,con le sue Barbie sontuosamente vestite, realizza i sogni delle bambine più fortunate per potere, col loro aiuto, far sognare le bambine di Belo orizonte,in Brasile; questa parte comprende anche una “sala dei ricordi” che illustra il passare del tempo e le vicende storiche attraverso l’ evoluzione dei tessuti, è in oltre una sala “sensoriale” qui infatti, a differenza che in altre sale, è consentito toccare alcuni dei pezzi in mostra. (Collezione privata E. Colzi)

PIANO NOBILE
Tutti con gli occhi in su, a questo piano il palazzo mostra tutta la sua “Primavera”. In onore al nome della famiglia committente degli affreschi è un esplosione di fori, ghirlande di frutta, stucchi e marmo trompe l’oeil, raffinati inganni visivi per suggerire che dalla cupola si possa vedere un celo sempre sereno e primaverile. Un elenco di ciò che si può trovare nelle varie sale: - Nell’ anticamera che porta al salone c’ è la “dispensa delle delizie” all’ interno di un antica credenza stanno esposti in bella mostra preziosi pezzi di corredo di varie epoche: intagli, sete, ricami, piegoline, filet e sciccherie varie. (collezione E.Colzi) - Il salone principale è la stanza più sontuosa, che quest’anno ospiterà sia la mostra “Settant’anni di bambole”: un accurato excursus nella storia delle bambole da gioco dagli anni quaranta ad oggi. Sia un piccolo ricordo lasciato dalla mosta “Speciale Giappone” dell’ anno scorso. (Collezione privata E.Colzi) - La sala da pranzo e la “ Sala dello Spirito Santo” sono dedicati alla rievocazione storica della “Corsa della secchia” con un esposizione di alcuni dei vestiti che sfilano, ogni 15 Agosto,in occasione del corteggio storico; ed una tavola apparecchiata per ricordare le raffinate cene dei nobili dell’ epoca. - La “Sala della musica” è dedicata ad un excursus storico- culturale sulla Cina attraverso le bambole e non solo. (Collezione E.Colzi) - Un po’ in disparte, prima di salire all’ ultimo piano sta la “Sala dell’ Europa”. Adagiate su una gigantesca cartina dell’ Europa stanno bambole con i costumi tipici di ognuno dei paesi sopra cui sono disposte. Alcuni pezzi etnici di maggior rilievo etnografico- storico sono posizionati attorno al tavolo, a favore dell’ occhio dell’ osservatore. (Collezione privata E.Colzi)

TERZO PIANO
Vale la pena di salire l’ ultima, un po’ faticosa, rampa di scale per accedere al piano delle “Meraviglie segrete”. Salire a questo piano è come avere il permesso di sbirciare la delicata e vezzosa crinolina sotto ad un romantico abito ottocento. Aprendo una piccola finestrella nel muro è infatti possibile vedere da vicino la tecnica del “cannicciato” che sorregge i sontuosi affreschi del piano nobile. Si potrà inoltre “incontrare” la grande trave che ha salvato il palazzo dal crollo durante il terremoto e negli anni che seguirono, dobbiamo a lei la possibilità di ammirare il palazzo nel suo attuale splendore. In questa ultima sala, esposte su un enorme planisfero, stanno, insieme ad una interessante raccolta di conchiglie da tutto il mondo appropriatamente catalogate; bambole con i costumi tipici degli altri paesi del mondo, insieme ad altri pezzi di maggior valore etnografico-storico. (Collezione E. Colzi)
Indirizzo Via Felici - Palazzo Primavera (Villa da piedi)
Cellulare+39 329 394 270 7
approfondimenti
e-mail

Camerino

-Museo di Scienze Naturali
Si articola in tre sezioni: una geo-paleontologica, che presenta una notevole collezione di vertebrati fossili del Quaternario; una zoologica, con esemplari di fauna regionale, i reperti fossili esposti provengono dal Bacino di Colfiorito e più precisamenteda Collecurti e Madonna del Piano, nel comune di Serravalle di Chienti;Un Erbario attualmente conservato presso il Dip.di Botanica. Il nucleo centrale del museo, ospitato nel quattrocentesco complesso S. Domenico, è rappresentato dai mammiferi fossili di Collecurti e Cesi: elefanti, ippopotami, rinoceronti e altri animali. Accanto ai reperti, sistemati in nuove vetrine di moderna concezione, sono disponibili approfondimenti multimediali e ricostruzioni di scavo, recupero e restauro, con cenni alle metodologie utilizzate. Nelle altre sale vengono presentate: una collezione etnoantropologica raccolta presso gli Indi Yano
Apertura in estate: lunedì-venerdì 9-13. 15-19. Visitabile anche a richiesta
ingresso gratuito
Indirizzo Piazza dei Costanti
Telefono +39 0737403100
approfondimenti
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Proprietà: Università degli Studi
-Museo Diocesano “Giacomo Boccanera”
Il Museo diocesano di Camerino, intitolato a Mons. Giacomo Boccanera, quale ideatore primo promotore dello stesso, dopo alcuni anni di chiusura, è stato riaperto al pubblico l'8 dicembre 2004, a seguito dei restauri dovuti ai danni del sisma del 1997 e ai lavori di allestimento finanziati con un contributo Docup concesso dalla Regione Marche.
Aperto dal 1
Ingresso a pagamento, accessi facilitativisite guidate (su prenotazione)
Indirizzo Piazza Cavour, 12
Telefono +39 0 737 630 400 (Curia)
Cellulare+39 338 58 35 046 (visite guidate)
e-mail
Proprietà: Ecclesiastica
-Museo Storico Cappuccino
Con l'istituzione del Museo Storico Cappuccino, che ha sede in un'ala del Convento di Renacavata di Camerino, costruzione del XV e XVI secolo, si è voluto valorizzare il patrimonio storico-artistico dei Cappuccini delle Marche, allestendo i prodotti dell'attività e dell'artigianato dei frati, testimonianze della loro vita ascetica ed operosa.

Considerando le espressioni dell'artigianato cappuccino, è da ricordare la lavorazione dei vimini cui nasce la così detta sporta del cappuccino, lavorata secondo una varietà di intreccio che delinea un particolare disegno geometrico.

Ma è la lavorazione del legno quella in cui i Cappuccini hanno espresso mirabilmente la loro abilità manuale. Nel Museo quest'ultima è documenta soprattutto da una serie di eventi reliquiari dalle elaborate forme architettoniche dei secoli XVII e XVIII. Anche l'arte dell'intaglio è ben testimoniata: segnaliamo un bellissimo Crocifisso in legno di bosso del secolo XVIII e tre Crocifissi in avorio dei secoli XVII e XVIII.

Nel Museo si possono ammirare incisioni su rame con soggetti mariani e francescani dei sec. XVII-XVIII; oggetti in ceramica e terracotta dei sec. XVII-XIX. Infine due opere di particolare interesse artistico: un Paliotto in cuoio lavorato e dipinto con S. Serafino da Montegranaro del sec. XVII ed una Deposizione di scuola romana del sec. XVI.

Altro lavoro artigianale documentato nel Museo è quello della paglia: si tratta di raffinati manufatti lavorati con pagliuzze colorate, a mò di tessere di mosaico, dove il disegno è costituito da un motivo geometrico o floreale, tra questi si possono ammirare paliotti, carteglorie ecc. Inoltre sono presenti materiali pertinenti alla vita ed attività dei frati.

Della raccolta segnaliamo la collezione di stampe raffiguranti i Cappuccini più illustri dal 1525 al 1612, denominata "Flores Seraphici", opera del cappuccino Carlo d'Aremberg che si avvale degli incisori fiamminghi Loffler. Di particolare interesse nella piccola Chiesa annessa al Convento, una Madonna in Trono col Bambino tra i Santi Francesco ed Agnese, grande maiolica di Frà Mattia della Robbia (1522 - 1527).
Il Museo, ubicato nel Convento dei Cappuccini, conserva oggetti d'artigianato, umili oggetti d'arte, tutti realizzati con materiale povero, si conservano inoltre macchine per scrivere, apparecchi fotografici, macchine per cucire, vasi in terracotta, strumenti di lavoro e strumenti di penitenza. Anche l'arte dell'intaglio è ben testimoniata: c'è un bellissimo Crocifisso in legno di bosso del secolo XVIII e tre Crocifissi in avorio dei secoli XVII e XVIII. Nel Museo si possono ammirare incisioni su rame con soggetti mariani e francescani dei sec. XVII-XVIII; oggetti in ceramica e terracotta dei sec. XVII-XIX. Infine due opere interessanti: un Paliotto in cuoio lavorato e dipinto del sec. XVII ed una Deposizione di scuola romana del sec. XVI. Nella piccola Chiesa annessa al Convento, c'è una grande maiolica di Frà Mattia della Robbia (1522 - 1527).
Aperto su richiesta
Ingresso gratuito
Indirizzo Via S. Gregorio, 5
Telefono +39 0 737 644 480
Proprietà: Ecclesiastica
-Orto Botanico
Nella lettera del 29 marzo 1827 del Gonfaloniere Conte Ascanio Parisani, indirizzata al Monsignor Tesoriere Generale in Roma per ottenere il permesso di costruzione dell'Orto Botanico, si fa riferimento a "un terreno ortivo di spettanza della Reverenda Camera Apostolica e sottoposto fuori delle mura della città al Palazzo della Delegazione (cioè il palazzo ducale), che anche a giudizio del Professore si è creduto atto alla costruzione dell'Orto Botanico".
br>Il professore al quale si allude era il prof. Vincenzo Ottaviani, il quale fin dal suo arrivo a Camerino nel 1826 si era interessato alla fondazione dell'Orto Botanico. In una lettera di cui si conserva la minuta, ma della quale non è nota la data e il destinatario, Ottaviani scrive infatti che il luogo migliore per la costruzione dell'Orto Botanico "sia l'Orto di Monsignor Delegato, perché cinto di mura, grande a sufficienza, esposto a mezzogiorno ed abbondante d'acqua", cioè il terreno ortivo di cui si parla in precedenza.
br>L'Orto Botanico venne poi istituito dal pontefice Leone XII con il chirografo del 9 aprile 1828.La città di Camerino è delimitata da potenti mura e bastioni che la sostengono da tutti i lati in modo da stabilire un'interruzione molto marcata fra il ripiano sommitale del rilievo collinare su cui sorge e le pendici sottostanti: "una specie di castello con mura molto alte e irregolari", come ha scritto il drammaturgo Ugo Betti in un articolo rievocativo della sua città natale.
br>Normalmente le mura servono per delimitare e racchiudere la città, ma nel caso di Camerino contribuiscono anche a sostenerla sulla sommità di un colle molto stretto e allungato, che ha anche condizionato, nel corso dei secoli, la sua forma urbis.Per tale ragione, l'area sulla quale sorge l'Orto Botanico, di un ettaro circa, si trova 27 metri più in basso rispetto al piano cittadino e l'accesso all'Orto è reso possibile sia dalla base delle mura, ove si trova l'ingresso vero e proprio, ed in tal caso si entra nel giardino attraverso un viale pianeggiante, sia dall'alto: si accede al giardino dalle logge rinascimentali del palazzo ducale percorrendo la scala a chiocciola di 106 gradini in grossi mattoni fatta costruire da Papa Pio V nel 1568.
br>Quando è stata eseguita la stampa di Camerino del Salmon (1757) l'Orto Botanico ancora non esisteva, ma su di essa si possono notare molto bene le caratteristiche architettoniche della città, con tutto il suo sfoggio settecentesco di torri, palazzi e. campanili e ancora una volta le mura e alla loro base, in corrispondenza del palazzo ducale, l'area sulla quale circa 70 anni dopo sarebbe sorto l'Orto Botanico.
br>Una delle principali caratteristiche dell'Orto Botanico di Camerino è l'intima unione con le antiche mura e con gli edifici che su di esse sorgono, fra cui - in particolare - il palazzo ducale; il rapporto fra le mura e l'area verde sottostante, rappresentata dall'Orto Botanico, si può notare molto bene in tutte le mappe del giardino, come in quella fatta eseguire da Berlese (1895), che è abbastanza simile alla situazione odierna.Dalla piazza principale di Camerino l'Orto Botanico non si può vedere, essendo coperto dagli edifici del palazzo ducale, ma entrando "sottocorte" esso appare quasi improvvisamente attraverso il grande portale che immette sulla balconata incombente sull'Orto; analoghe, pur con molte varianti, sono le possibilità di osservare gli alberi del giardino da altri balconi e cortili del palazzo ducale.
br>Dalle logge rinascimentali e dai balconi del palazzo ducale appaiono le chiome dei grandi alberi secolari, alcuni dei quali risalgono all'epoca della fondazione del giardino: Liriodendron tulipifera, Gingko biloba, Platanus hybrida, Fagus sylvatica, Acer pseudoplatanus, Cedrus atlantica, Paulownia tomentosa, Pinus nigra, Taxus baccata, Stphylea pinnata, Quercus cerris, Quercus ilex, Celtis australis ed altre specie, costituiscono una stupenda cornice di verde agli edifici e alle mura di questa parte della città.Le fondamenta del palazzo ducale, sotto forma di archi e avvolti sovrapposti, poggiano sui banchi di arenaria di cui affiorano alcuni strati a livello del piano dell'Orto Botanico; in essi sono stati aperti già nei secoli scorsi alcuni grottoni che in seguito sono stati adattati a serre fredde per la conservazione nei mesi invernali delle specie esigenti in fatto di clima.La parte in pendio dell'Orto, chiamata in passato "boschiva", è caratterizzata dalla presenza di grandi alberi che danno l'impressione di un giardino all'inglese; però essa è intersecata da numerosi vialetti delimitati da siepi di bosso potato all'italiana, che congiungono i vari settori dell'Orto.
br>Nella parte pianeggiante del giardino sono coltivate numerose specie erbacee e arbustive, disposte in aiuole di forma rettangolare, che si notano anche sulla mappa di Berlese.Un vaso settore è destinato alla coltivazione di piante medicinali e alcune grandi aiuole rocciose ospitano molte specie della flora di alta quota dei Monti Sibillini e di altri massicci montuosi dell'Appennino centrale.
br>Nel giardino si trovano anche alcune vasche e fontane con piante acquatiche ed in una di esse - di forma rotonda - nel 1995 è stata collocata un'opera dello scultore Gino Marotta denominata "Universo vegetale", di struttura metallica e sovrastata da un Apollo in bronzo fuso.L'Orto Botanico è delimitato verso la sua parte esterna da un muro che inizia poco sotto la porta Caterina Cybo (intitolata ad una delle donne più colte dell'Italia del suo tempo e consorte di Giovanni Maria Varano) e che si prolunga parallelamente all'andamento del palazzo ducale fino all'entrata principale dell'Orto. Al di fuori di questa cinta muraria minore si trova un viale di ippocastani, ricordati già dal Reali (1871 - 1876), che costituiscono un ulteriore ampliamento della massa di verde del giardino.
Aperto dal lunedì al venerdì: mattino dalle ore 9.00 - alle ore 13.00 pomeriggio dalle ore 15.00 - alle ore 17.00 Informazioni e prenotazioni: Tel.+39 0 737 - 403 084
Ingresso gratuito
Indirizzo Viale Oberdan, 2
Telefono +39 0 737 403 084
Proprietà: Università degli Studi
-Pinacoteca e Museo Civici
Pinacoteca e Musei Civici
Il Museo archeologico raccoglie reperti dal paleolitico all'età romana, mosaici e frammenti di affresco, iscrizioni dedicatorie e funerarie, raccolte numismatiche, collezioni di vasi greci ed italici, frammenti di strutture architettoniche di varia epoca e provenienza.

Nell'Antiquarium sono esposti materiali di importanti nuclei collezionistici.

La sezione topografica secondo un ordinamento - topografico, cronologico e tipologico - raccoglie le testimonianze epigrafiche e i reperti relativi all' insediamento preromano, alla città romana e al territorio nelle varie epoche.

La Pinacoteca è caratterizzata dalle opere dei pittori camerti che nel Quattrocento incontrarono fortuna in Italia e ai quali nel 2002 è stata dedicata una mostra di valenza internazionale: vi risaltano Olivuccio di Ciccarello con l'Imago pietatis, Arcangelo di Cola con la Madonna in trono col Bambino; Di Giovanni Angelo d'Antonio interprete (o precursore?) della pittura colta e raffinata di Piero della Francesca, si può ammirare, tra le altre, la splendida tavola dell'Annunciazione e Cristo in Pietà, il manifesto più sorprendente del quattrocento marchigiano. La Pala di Bolognola, capolavoro giovanile di Giovanni Angelo d'Antonio, di proprietà della Galleria Nazionale di Palazzo Venezia, è pure in mostra nelle sale della pinacoteca civica.Di Girolamo di Giovanni si può ammirare tra le altre sue opere il ciclo pittorico a fresco della chiesa rurale di Patullo, ricostruito nelle sue dimensioni reali, raffigurante le Storie della Passione.Pregevoli sono una grande Croce dipinta (XIII sec.) attribuita al Maestro dei Crocifissi francescani, di proprietà della Fondazione della Cassa di Risparmio della Provincia di Macerata, due tele di Valentin de Boulogne (XVII sec.) della Collegiata di Santa Maria in Via e una bella serie di ritratti (secc.XVII-XVIII) dei da Varano, i dinasti che nei secoli XIII-XVI ressero la signoria e il ducato di Camerino. Vasi antichi di ceramica pesarese (secc. XVIII-XIX) e trentacinque splendide sculture di arte contemporanea del maestro Bruno Bartoccini (1910-2001) completano le raccolte civiche.(testo a cura della direzione della Pinacoteca e del Museo civici di Camerino)
Aperto dal martedì alla domenica: dal 1
Ingresso a pagamento; Accessi facilitatiAudioguide, Visite guidate e Laboratori didattici (su prenotazione), BookshopItinerari guidati nel territorio (aprile-settembre su prenotazione)
Indirizzo Piazza dei Costanti
Telefono +39 0737 402309 - 402310
Fax +39 0 737 402311
e-mail
Proprietà: Comunale

Castelsantangelo sul Nera

-Ecomuseo del Cervo
L' Ecocentro faunistico è costituito da una vasta area recintata (circa 29 ha) localizzata sul versante sud di M. Cornaccione che si articola a sua volta in diversi settori recintati e attrezzati atti ad ospitare in stato di semi-libertà diverse specie in condizioni molto simili a quelle naturali. La finalità di tale centro è quella di consentire attività di ricerca scientifica e attività didattiche, di educazione ambientale e di sensibilizzazione, permettendo agli studiosi e ai visitatori di avere una conoscenza diretta e autentica degli animali ospitati; tale centro è anche stato strutturato per il mantenimento di tutte le condizioni necessarie agli animali per l' attuazione di interventi di reintroduzione o ripopolamento e per ospitare animali problematici o feriti. Il progetto importante a cui il Centro Faunistico ha concorso in maniera significativa con le sue attività è stata la reintroduzione del cervo nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, progetto cui è dedicato ampio spazio nell' Ecomuseo del Cervo. Questo iniziale approccio conoscitivo con la grande varietà naturalistica del nostro ambiente sarà sicuramente in grado di incuriosire tutti coloro che vorranno venirci a visitare, magari lasciando la voglia di tornare a frequentare questi luoghi per coglierne la straordinaria bellezza.
Museo Centro Visite: biglietto intero
Indirizzo Il museo si trova presso l' ex scuola elementare in Via P.co della Rimembranza, 35, mentre l' Ecocentro faunistico tra Castelsantangelo Sul Nera e Vallinfante
Proprietà: Comunale
-Museo Parrocchiale
Non aperto al pubblico
Si trova presso la Chiesa S. Spirito
Indirizzo Via S. Stefano, 15
Telefono +39 0 737 981 39
Proprietà: Ecclesiastica

Ussita

-Raccolta Comunale
Indirizzo Piazza XXI Febbraio
Telefono +39 0 737 991 24
Proprietà: Comunale

Valfornace

-Museo “R. Campelli”
Il Museo comprende oggetti di varia natura (xilografie, forte piano, incisioni, statue,dipinti) tutti provenienti dal territorio circostante a testimonianza del piccolo insediamento nell'alta valle del Fornace dal IV sec. a.C. al XIV sec.
Il Museo fondato nel 1936 da Mons. Raffaele Campelli, che aveva utilizzato per la conservazione, e l'esposizione del materiale, l'antica torre, venne spostato nel 1972 in un locale della confraternita del Rosario adiacente alla chiesa. Attualmente ha sede presso il Palazzo Municipale. Il Museo comprende oggetti di varia natura, tutti provenienti dal territorio circostante a testimonianza del piccolo insediamento nell'alta valle del Fornace dal IV sec. a.C. al XIV sec. All'interno sono contenuti cimeli romani e preromani, lapidi romane alto mediovali, monete di varie epoche e provenienza, iscrizioni di Fiordimonte (Picena o Umbra), opere di Cola di Pietro, anonimo umbro, Venanzio da Camerino, Simone e Giovan Francesco De Magistris.
Aperto dalle ore 8.00 alle ore 14.00 - Chiuso Domenica.
Ingresso gratuito
Indirizzo Piazza Vittorio Veneto, 90 - Palazzo Comunale
Telefono +39 0 737 441 26 (comune)
Proprietà: Comunale e privata
-Pievebovigliana Museo
All'interno del palazzo municipale, disposto su due piani, si trova il 'Pievebovigliana Museo', che ripercorre, nelle sue diverse espressioni, l'intera storia sociale ed artistica del territorio comunale, dall'età preistorica ad oggi.
Esso è composto dal Museo Archeologico 'Valerio Cianfarani', dal Museo Civico 'Raffaele Campelli', dal Museo Storico del Territorio, dalla Collezione di xilografie di Maria Ciccotti e dalla Raccolta Gino Marotta. Il Museo archeologico raccoglie i reperti ritrovati nel territorio comunale. Tra le opere più importanti del Museo civico, fondato nel 1936, è da segnalare una Madonna di Loreto con Santi di Simone De Magistris. Nel Museo Storico del Territorio si ricostruisce la storia economica e sociale del territorio. Una sezione particolare è dedicata alla storia aziendale della distilleria Varnelli. Nella Collezione di Maria Cicciotti viene esposta l'intera produzione di xilografie (ex libris ed illustrazioni per libri), con i legnetti originali e relativi strumenti di lavoro, di questa importante artista di Pievebovigliana. La Raccolta Gino Marotta, invece, si trova all'interno dalla Sala Consiliare da lui progettata, dove è collocato anche il fortepiano appartenuto al grande compositore marchigiano Filippo Marchetti.
Aperto dal lunedì al sabato dalle ore 8.30 alle ore 14.00. Apertura pomeridiana e nei giorni festivi su prenotazione
Ingresso gratuito
Indirizzo Piazza Vittorio Veneto, 90
Telefono +39 0 737 441 26 - 440 26 - Fax +39 0 737 440 98

Visso

-Museo Civico Diocesano e dei manoscritti di Giacomo Leopardi
Allestito all' interno della trecentesca chiesa di S. Agostino e in alcuni dei locali del coevo convento ad essa adiacente, entrambi demaniati nel 1860, il Museo Civico Diocesano di Visso, inaugurato nell' attuale allestimento nel luglio del 2004, presenta una ricca collezione di opere, testimonianze tangibili della storia civile e religiosa di un intero territorio.
Agli splendidi esempi di scultura lignea, si affiancano numerosi dipinti su tela e alcune tra le più significative opere di Paolo da Visso, pittore locale del ' 400, e della famiglia degli Angelucci, originari di Mevale frazione di Visso, che proprio nella loro terra d' origine fondarono nel corso del ' 500 una scuola di pittura e di intaglio del legno. Un nucleo cospicuo della raccolta è costituito dalle oreficerie, con oggetti di arredo sacro, ex voto, croci provenienti, nella maggior parte, dal tesoro del Santuario di Macereto e da quello della Collegiata di S. Maria. I preziosi manoscritti autografi di Giacomo Leopardi, acquistati nel 1869 da Giovanni Battista Gaola Antinori, sindaco di Visso, per la somma di £ 400 e poi donati al comune, sono invece conservati nella sala della ex sacrestia. Il corpus comprende sei Idilli (tra cui una delle due uniche copie esistenti de L ' Infinito ), i cinque Sonetti scritti in persona di Ser Pecora fiorentino Beccaio, l' Epistola a Carlo Pepoli, la Prefazione alla seconda edizione delle rime del Petrarca e alcune lettere, quattordici in tutto, scritte tra il 1825 e il 1831 e indirizzate agli editori Stella.

ORARIO MUSEO:
Tutto l’anno
aperto sabato e prefestivi dalle 15.30 alle 18.30,
domenica e festivi dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30.

Dal 15 luglio al 31 agosto
aperto tutti i giorni dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30 - Lunedì chiuso.

Al di fuori di tali orari è sempre possibile richiedere la visita guidata del Museo contattando il numero telefonico +39 0 737 9271

Indirizzo Piazza Martiri Vissani presso il complesso di Sant'Agostino
Telefono +39 0 737 9271
e-mail
Proprietà: Comunale